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Le dieci cose che ho imparato in 365 giorni di pandemia

È passato un anno esatto da quando tutto si è fermato, bloccato e in maniera altalenante ha ripreso a singhiozzi. Ho proprio il ricordo nitido del brindisi a mezzanotte del 7 marzo 2020 per i vent’anni della collega più giovane, il sabato trascorso in panciolle, il comunicato della domenica e la chiusura di moltissime attività dal lunedì successivo. All’inizio ti senti frastornato, abbiamo provato tutti delle sensazioni talmente simili che sono difficili da descrivere. Il senso di irrealtà, la gioia di avere del tempo libero, la disperazione di chi continuava a lavorare e non sapeva come fare coi figli, imprenditori e lavoratori senza entrate e senza lavoro, i contagi, il virus che entra nelle case di chi conosciamo. Ci sarebbe davvero tanto da dire ma, nell’anniversario del primo anno da un evento che non sembra avere una fine vicina, mi sono chiesta cosa ho imparato in questi mesi. Ne segue una classifica semiseria delle mie considerazioni ancora attuali perché, ahimè, il mio lavoro non è ancora ripreso.

  1. Ho imparato che non so gestire il tempo. Sembra un’affermazione buffa, ma pensateci bene. Quanti di voi si sono ritrovati con tutto questo tempo libero? Io normalmente trascorro solo la mattina a casa per fare ritorno in tarda serata. Ad un certo punto mi sono ritrovata pomeriggi su pomeriggi che non sapevo come utilizzare. Cominciavo una cosa per non terminarla, sono diventata la regina della procrastinazione. E dopo un anno, spesso i miei pomeriggi sono ancora inconcludenti.
  1. Ho imparato che non devo sentirmi in colpa per la noia. Questo l’ho imparato riflettendo sul primo punto. Ho letto moltissimi articoli sul non colpevolizzarsi se non si ha voglia di fare nulla. Sono abituata a non perdere mai tempo, di rado fisso il vuoto sperando in un’illuminazione divina ma ho sempre qualcosa da leggere, da scrivere, da guardare, una mail da mandare. E invece ho dovuto fare i conti con un torpore che non conoscevo, creato dalla situazione irreale che stiamo vivendo, e ho scoperto che non sono la sola. Quindi se alle 7 di sera voglio stare in poltrona aspettando l’intuizione su cosa posso magiare a cena, posso farlo. Possiamo farlo tutti!
  1. Ho imparato a vivere in tuta. C’ho provato a mettermi carina per me stessa, così mi sento meglio, bla bla. Ma no! La tuta morbida e un po’ sformata è molto più comoda dei completini fighi e aderenti che gli influencer sponsorizzano. Dobbiamo essere sinceri: fai una call, hai una diretta? Vestiti solo di sopra, sotto lascia i pantaloni felpati che tanto non li vede nessuno. E manteniamo questo mood pure post pandemia, che viviamo meglio.
  1. Ho imparato che lo shopping online crea dipendenza e ti fa comprare cose che non ti servono. Che poi fossero solo libri e prodotti per la skincare, bene. Ma lo spruzzino per l’olio. Sì, ho comprato ben due spruzzini per l’olio per le verdure a forno perché se lo metto dalla bottiglia ne cade di più. Secondo me.
  1. Ho imparato che le preparazioni che prevedono una lievitazione non fanno al caso mio. Metterti lì ad aspettare, la prima ora, e poi lo impasti di nuovo e poi tre ore. Fai una ciambella o dei biscotti e li mangi subito. “Tiepido” come stile di vita.
  1. Ho imparato che non tutti ci rispettiamo allo stesso modo. Questo è uno degli insegnamenti più difficili da digerire. Sicuramente è bellissimo che la pensiamo tutti in modo diverso e il mondo è bello perché è vario, ma quando amici che pensi di conoscere bene e credi di condividere con loro il medesimo approccio alla vita, si comportano in modo irrispettoso delle regole imposte mostrando un egoismo che non immaginavi, ci resti male. La mia scala dei valori è molto cambiata davanti a questi superuomini e superdonne, lo ammetto.
  1. Ho imparato che trascorro troppo tempo sui social (e non va bene). Mi sono monitorata per un po’ di tempo e il mio stare sui social è quasi raddoppiato. Su questo punto ci sto ancora lavorando. Potrei scriverci un saggio su come i social si sono trasformati durante questi mesi.
  1. Ho imparato che a casa ci sto bene. E sono fortunata, perché non è così scontato. Alcuni amici sono stati per tre mesi chiusi, da soli, lontano da casa. O penso a chi a casa non sta bene, a chi vive situazioni di privazione, di violenza, a chi è non è potuto scappare.
  1. Ho imparato che, superate le videochiamate iniziali di gruppo, i veri amici sono sempre lì. Ammettiamolo, che fastidio tutte le videochiamate senza preavviso. Non ci siamo calcolati mai in vita nostra e adesso mi vuoi vedere in video mentre ho i capelli sporchi e la felpa delle superiori? Meno male che sono durate due mesi. Una selezione naturale dopo un anno è stata fatta, e va bene così. Sempre per il “pochi ma buoni”.
  1. Ho imparato che devo essere paziente. Paziente per tante cose. Il lavoro riprenderà. La vita sociale pure. Anche le cene e i dopocena improvvisati che finiscono tardi con un bicchiere di troppo e uno sbadiglio. I viaggi sono solo spostati, le città e i luoghi da scoprire sono sempre lì, aspettano anche loro. Pazienza anche con gli amici, i familiari, i conoscenti. I nostri equilibri sono stati messi a dura prova, non tutti abbiamo reagito allo stesso modo. Diamoci del tempo, non giudichiamoci. Ma rispettiamoci senza fare a gara a chi si lamenta di più.