Camurria

La leggenda dietro il nome

Negli ultimi anni sono diventate oggetto di design, fonte di ispirazione per stilisti e arredatori: conoscete le teste di Moro?

Tipiche della cultura siciliana, sono due teste raffiguranti il volto di un uomo e di una donna riccamente adornati di gioielli, fiori e frutti.

Una delle leggenda affonda le sue origini durante il periodo della dominazione araba in Sicilia, ed è ambientata all’incirca durante il 1100 nella città di Palermo.

Questi due volti nascondono sì una storia d’amore, ma purtroppo senza lieto fine. Si narra di un giovane moro che durante una passeggiata per il quartiere di Palermo della Kalsa, chiamato all’epoca Al Hàlisah (in arabo “la pura” o “l’eletta”), si innamorò perdutamente e al primo sguardo di una bellissima giovane intenta a curare le piante del suo balcone.

La passione lo divorò dalle viscere tanto che entrò nella casa della fanciulla senza troppe cerimonie e le dichiarò il suo amore. La ragazza, colpita dall’ardore e poco avvezza agli affari di cuore, si concesse a quella passione fino a quando non scoprì che lui aveva moglie e figli a casa e che presto sarebbe dovuto tornare in Oriente.

Così, accecata dalla gelosia, una notte in cui lui dormiva beatamente accanto a lei, gli mozzò la testa e con questa ne fece un vaso dove piantò dei semi di basilico.

Il vaso fu messo in bella mostra sul balcone così che lui rimanesse sempre con lei.

Il basilico, innaffiato con le lacrime della giovane, crebbe rigoglioso e profumato attirando l’invidia di tutti i vicini che si fecero forgiare vasi di terracotta a forma di testa di moro.

Perché proprio il basilico? Notoriamente il basilico, dal greco Basilikòs, è considerato “l’erba del re”, ritenuta in India – il paese da cui proviene – come una pianta sacra. Il suo effetto curativo e le sue proprietà antinfiammatorie erano conosciute nel bacino del Mediterraneo grazie ai Romani che avevano portato dall’Oriente quest’erba aromatica che popola ancora oggi i nostri balconi e le nostre tavole.

Perché l’abbiamo scelto come simbolo di questo spazio? Perché è una pianta comune, che conosciamo tutti. Alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha provato a coltivarne una piantina in casa, certo dell’ottimo risultato.Il nostro intento è come quello del basilico: portare profumo e colore, ma anche guarire e insaporire, la nostra quotidianità.